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RIFLESSIONI SULLA VITA DEI TRE FRATELLI MARTIRI ALFIO FILADELFO CIRINO

 di Mons. Benedetto Currao

        Le mie riflessioni non intendono mettere a fuoco la cronologia degli avvenimenti della vita e del martirio dei tre fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino, quanto quello di delineare i capisaldi della loro vita.

Attraverso lo straordinario e affascinante intreccio delle loro vicende umane, della integerrima vita cristiana culminata con il martirio e, ancora oggi, a distanza di 17 secoli, comunicano a tutti noi, ma soprattutto ai giovani, la carica dirompente di veri testimoni della fede e ci interpellano e ci danno la carica irresistibile di abbandonare la vita della menzogna per seguire Cristo nell’adesione integrale del Vangelo e della Chiesa.

L’affascinante narrazione della vita e del martirio dei tre fratelli, consumatosi nell’anno 253 a Lentini, pone un interrogativo ai cristiani a agli uomini di buona volontà d’oggi: “dove hanno trovato questi giovani il coraggio e la forza di affrontare i più atroci tormenti per rimanere fedeli all’amore  di Cristo e della Chiesa” ? Nelle parole di Gesù “ cercate il regno di Dio e il resto vi sarà dato in sovrappiù” e “non abbiate paura di coloro che possono uccidere il corpo, ma non possono uccidere l’anima”, l’insegnamento e formazione culturale, etica, morale, religiosa, cristiana ricevuta dai genitori, la mamma Benedetta che subirà il martirio prima di loro e il padre Vitale che si ritira nella comunità cristiana pompeiana, e dei precettori Evodio e Onesimo.

Alfio, Filadelfo e Cirino hanno saputo mettere sempre il precetto di Dio, come ragione della loro esistenza, seguendo il passo unicum l’evangelico, l’amore di Dio, il solo in grado di farci uscire dalla vanità, dalla menzogna e dalla dispersione che prospetta il mondo. In questa luce evangelica scoprono l’amore alla legge divina dei comandamenti perché in essi trovano la guida infallibile per sviluppare una personalità forte, armonica e coerente, configurata a Cristo.

Ben presto, i tre fratelli comprendono che in quel contesto storico, soffiavano i venti della persecuzione per ordine dell’Imperatore Decio, e si radicano sempre di più a vivere la fede con convinzione profonda e radicale, professando nei vari tribunali di Lecce, Roma, Taormina in fine a Lentini l’assoluta fedeltà al Vangelo e alla Chiesa.

Nelle varie fasi dei tormenti inflitti dai tribunali, con spietata atrocità, per farli desistere dalla fede a Gesù, l’affermazione di San Giovanni “ chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il figlio di Dio? “ (1Gv. 5,5) infondeva nel cuore dei tre fratelli la gioia e forza di non rinnegare la loro fede, a costo di dare la vita.

I tre fratelli fin dalla loro fanciullezza e adolescenza sono preparati al martirio consapevoli che il cammino di fede richiedeva una lotta continua contro le passioni disordinate, il peccato, i vizi e le lusinghe di satana. Essi trovano nella preghiera, nella partecipazione all’Eucaristia e nella mortificazione dei sensi la grazia di crescere come Gesù in sapienza età e grazia.

I genitori e i santi precettori hanno saputo guidare i tre fratelli a configurarsi a Cristo sofferto che ha fatto suo il dolore umano, innestandogli la dimensione trascendente e redentiva accettando di morire in croce per salvare l’umanità.

Benché nati in una delle più nobili famiglie, laddove non mancavano le agiatezze materiali, impararono fin da bambini a vivere nello spirito di povertà e sacrificio persuasi che il cammino di santità “ siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt. 5,48) è per loro una immolazione certissima per trovare nell’amore divino la pienezza della loro gioia e il centro propulsore dell’indicazione delle virtù cristiane.

Il martirio non si può improvvisare: chi non ama il martirio bianco, cioè la vita cristiana vissuta con coerenza e con gioia, è in grado, se Dio lo permette di testimoniare la fede donandogli Cristo la vita, come hanno fatto i tre nostri eroi.

I tre fratelli si erano preparati al momento culminante della loro vita, il martirio, nel quale possono pubblicamente dimostrare la forza di attrazione dell’amore di Cristo, che li ha condotti alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità. (Cfr. 15,40)

Come Cristo descritto da San Paolo, che entra nel santuario non con il sangue di capri e di vitelli, ma il proprio sangue (Eb. 9,11-14) così i santi martiri a Lentini nel 253 entrano nel santuario del paradiso, lasciando a noi l’esempio di una vita vissuta nella fedeltà e nell’amore incondizionato a Dio, al Vangelo, alla Chiesa.

Il martirio dei santi fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino ci  interessa tutti ed esige che ciascuno di noi che viviamo, come loro, alla presenza di Dio che ci avvolge e ci nutre con il suo amore e ci dona l’entusiasmo di lottare contro gli idoli del nostro tempo: l’edonismo, il materialismo, la sessomania, l’egoismo e il relativismo etico e culturale.

Il nostro amore verso i tre fratelli martiri sarà vero se abbiamo il coraggio di confrontare la nostra vita con la loro, per scoprire e fare nostra la loro testimonianza di fede in modo da sperimentare il volto di un Padre che ci ama con la tenerezza di una madre.

Adrano 26 maggio 2010                                                      

Mons. Benedetto Currao
Protonotario Apostolico
Canonico del Vaticano

Pubblicato nel 2011-11-01 12:32:44


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